In occasione della Giornata dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, che quest’anno celebra 116 anni di impegno per la pace, le associazioni italiane aderenti lanciano un messaggio corale per riaffermare il ruolo fondamentale delle donne nella costruzione di una società più giusta, inclusiva e pacifica.
Aderiamo a questa giornata non solo simbolicamente, ma praticando la pace ogni giorno e diffondendo una cultura che la riconosca come scelta concreta, quotidiana e profondamente politica.
La pace, infatti, non è semplice assenza di guerra: è un processo dinamico, partecipativo, che richiede dialogo, giustizia sociale, libertà e rispetto della dignità umana. La pace è la massima espressione di “bene comune”.
Nel corso della storia, molte donne – spesso in modo silenzioso e invisibile – hanno costruito percorsi di pace attraverso vite segnate da resistenza e speranza. Anche quando escluse dai ruoli ufficiali, hanno saputo incidere nei processi di riconciliazione, grazie alla solidarietà femminile e alla capacità di agire nei contesti sociali e civili.
Eppure, i dati restano allarmanti.
A 25 anni dalla proposta delle Nazioni Unite, la Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su “Donne, Pace e Sicurezza”, che ha sancito il ruolo delle donne nei processi di pace introducendo le priorità di partecipazione, prevenzione, protezione e peacebuilding, la loro presenza resta marginale: nel 2025, nove processi di pace su dieci non hanno incluso alcuna negoziatrice; le donne rappresentano solo il 7% dei negoziatori e il 14% dei mediatori a livello globale.
Questa esclusione priva i processi di pace di una risorsa vitale: uno sguardo capace di generare soluzioni più inclusive, creative e durature. Non può esserci pace universale senza la piena partecipazione delle donne nei processi decisionali, nelle istituzioni e nella vita sociale.
Promuovere i diritti delle donne, la loro libertà e partecipazione significa costruire le basi stesse della pace. La libertà femminile è un indicatore essenziale della qualità democratica di una società.
Attribuire alle donne un ruolo specifico nella costruzione della pace non significa ridurre o semplificare, ma riconoscere competenze maturate anche attraverso esperienze di cura, mediazione, ascolto e relazione. Capacità che favoriscono una cultura dell’incontro, dell’accoglienza e della composizione dei conflitti.
La pace non nasce da un’idea astratta, ma da vite concrete, attraversate e trasformate. Non è buonismo, ma responsabilità politica: significa lavorare per la giustizia sociale, per i diritti, per la dignità di ogni persona.
Come associazioni, immaginiamo i nostri spazi come luoghi in cui praticare la pace: nelle parole, nelle relazioni, nei conflitti quotidiani. Luoghi di dialogo, confronto e sorellanza, dove esserci nei territori, nei problemi, nelle fatiche. È lì che la pace prende forma.
Come ricorda Papa Francesco, il mondo «ha bisogno di guardare alle madri e alle donne per trovare la pace, per uscire dalle spirali della violenza e dell’odio» e nella sua esortazione Gaudete et exsultate sottolinea il valore del «genio femminile» come risorsa indispensabile per il nostro tempo. Lo stesso Papa Leone XIV il 30 novembre 2025 durante il suo viaggio in Libano sottolinea «il ruolo imprescindibile delle donne nel faticoso e paziente impegno per custodire e costruire la pace (...) le donne hanno una specifica capacità di operare la pace, perché sanno custodire e sviluppare legami profondi con la vita e con le persone. La loro partecipazione alla vita sociale e politica, così come a quella delle proprie comunità religiose, similmente all’energia che viene dai giovani, rappresenta in tutto il mondo un fattore di vero rinnovamento».
Oggi più che mai, sentiamo urgente costruire una cultura capace di superare le logiche divisive del “noi” e “loro”, promuovendo appartenenze comuni, ma nel contempo plurali.
Solo così sarà possibile ridurre le tensioni e generare relazioni autentiche.
La pace è fragile e invisibile, ma profondamente concreta: si manifesta nei corpi, nelle emozioni, nei volti distesi di chi vive relazioni riconciliate.
Come donne, come associazioni, scegliamo di esserci. Perché la pace non è un’utopia lontana, ma una responsabilità presente.
Le associazioni italiane aderenti all’UMOFC:
ACLI-Coordinamento Donne
Azione Cattolica Italiana
Centro Italiano Femminile
Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia
Associazione Donne in Vaticano
Movimento Donne UCID
20 maggio 2026
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